Il Tirreno

Il colloquio

Calderone: “Dal welfare alla Sanità, un errore mettere in competizione i giovani e gli anziani”

Alessandro Barbera

	La ministra del Lavoro Marina Calderone intervista da Alessandro Barbera durante l'evento "Vivere a lungo, vivere meglio" presso la Nuvola Lavazza a Torino
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La ministra del Lavoro Marina Calderone intervista da Alessandro Barbera durante l'evento "Vivere a lungo, vivere meglio" presso la Nuvola Lavazza a Torino

La ministra del Lavoro all’evento “Vivere a lungo, vivere meglio” organizzato da La Stampa e Gruppo Sae a Torino: «Dopo il Covid per i ragazzi è cambiato tutto. La sfida è tenere insieme cinque generazioni»

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Ormai cinquant’anni fa - era il 1978 - nasceva il sistema sanitario nazionale. Allora l’aspettativa di vita era di 73 anni, oggi sfiora gli 85. Nel frattempo il numero dei giovani che emigra per cercare fortuna all’estero si è di nuovo allargato: fra il 2011 e il 2024 se ne sono andati in 630mila, il sei per cento. Si può, in un Paese così malmesso, invocare un patto generazionale? Può il Paese con il debito pubblico più alto del continente - abbiamo superato la Grecia - tenere insieme il sottofinanziamento della sanità con quello della scuola? Marina Calderone è convinta di sì. «Non abbiamo bisogno di mettere in competizione giovani e anziani. Lo dico da consulente del lavoro: la domanda che arriva dal mondo delle imprese è di tenere insieme cinque generazioni». Ma è così.

Cosa chiedono i giovani

Calderone è il ministro del Lavoro che vanta il tasso di disoccupazione più basso da vent’anni. Sta calando anche il numero dei Neet, ovvero i giovani che non studiano né lavorano. Con un paio di giganteschi però: le imprese cercano anzitutto gli ultracinquantenni, e pagano poco e male i giovani. Tutti invocano più Stato, lei la vede diverse. E sono le questioni del convegno «Vivere a lungo, vivere meglio», organizzato da questo giornale e dedicato all’assistenza agli anziani.

«Dopo il Covid per i giovani è cambiato tutto. Sono più pessimisti, hanno paura del futuro, chiedono un orizzonte che non vedono. Quasi tutti i reclutatori spiegano che durante i colloqui la prima domanda degli aspiranti neoassunti è: «Qual è il vostro piano previdenziale? C’è la copertura sanitaria? Quanti giorni di ferie all’anno posso avere? E lo smart working è previsto?».

Insomma, il ministro del Lavoro è convinto che la soluzione sia «favorire un sistema di contrattazione di secondo livello che risponda a queste richieste». Il fondo previdenziale per i nuovi nati - cento euro all’anno per 18 anni - va in questa direzione. 

Gli incentivi

Cento euro per iniziare è niente, un esercizio poco più che simbolico. Ma è pur vero che in Italia nascono 355mila bambini all’anno, e quei cento euro verranno concessi ogni anno fino ai 18 anni. Dei ministri di questo governo, Calderone sembra la meno in imbarazzo nell’ammettere che lo Stato da solo tutto non può. Dice che «non c’è bisogno di dire che non ci sono i fondi per gli anziani perché occorre darli ai giovani». E così rivendica davanti alla platea degli anziani di Torino il voucher per gli over 75 dedicato alle prestazioni specialistiche. «Quando valutiamo le poste di bilancio destinate al finanziamento della sanità, va considerata anche questa. Il tipo di misura che si sposa con gli interventi per il piano nazionale sugli anziani».

Il nodo degli immigrati

Calderone rivendica «risposte aggiuntive per esigenze diverse», che «ovviamente non possono prescindere dai bisogni universalistici» di cui si devono fare carico anche le Regioni. «Il pavimento del welfare deve essere quello garantito dallo Stato. Le aziende devono integrare quelle prestazioni di base». Né Calderone sembra in imbarazzo nell’ammettere che servono gli immigrati, all’economia e alle famiglie bisognose di assistenza per gli anziani. «Dobbiamo guardare con molta razionalità alle condizioni del nostro mercato del lavoro. Le imprese dicono di non trovare figure per circa il 45 per cento dei posti a disposizione. Stessa cosa avviene nel lavoro domestico e di assistenza familiare: non si trovano le professionalità con le competenze giuste per assistere gli anziani. Per questo occorre sradicare il lavoro sommerso che invece allontana gli investimenti nella formazione professionale che si fanno e si possono fare con le Regioni». 

L’assistenza domiciliare 

Queste persone non devono servire solo all’universo delle Residenze sanitarie, anzi. «Il nostro compito è fare in modo che le persone anziane vivano bene la loro età. Per questo c'è l'impegno del Governo a sostenere la legge 33 sulla sperimentazione della prestazione universale agli anziani non autosufficienti». L’Italia ha un livello di prestazioni domiciliari significativamente più basso di Paesi come Danimarca, Belgio, Olanda o Svezia. Non a caso ancora si parla di sperimentazioni. Tant’è, da qualche parte occorre iniziare. E dunque Calderone annuncia che nella legge di Bilancio per il 2027 la sperimentazione proseguirà. «Abbiamo ritenuto di raddoppiare il valore Isee minimo necessario ad accedervi». Fin qui era bassissimo - appena seimila euro annui, il redito di un pensionato al minimo - ora salirà a dodicimila. «La sfida è consentire ai nostri anziani di poter vivere bene, possibilmente in un contesto famigliare. Le Residenze sanitarie assistite devono esistere e sono necessarie dove c'è un bisogno che non può essere soddisfatto a casa. Ma deve essere una condizione di ultima istanza».

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