Il Tirreno

Ai confini del mondo

Siana, le meccaniche di Alsifira sfidano i pregiudizi e la guerra

Andrea Iacomini
Siana, le meccaniche di Alsifira sfidano i pregiudizi e la guerra

In un’avventura nata nel 2025 grazie a Unicef e al progetto Prospects. Tra i corsi di formazione le ragazze hanno operato una scelta a sorpresa

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All'alba, nel villaggio di Alsifira, nello Stato del Nilo Bianco, in Sudan, il silenzio della provincia rurale viene interrotto da un rumore secco e metallico. In una terra segnata da anni di conflitto devastante, dove le opportunità per i più giovani sembrano svanite tra le macerie della guerra, quel suono di chiavi inglesi e ingranaggi è il segno tangibile di una rivoluzione silenziosa. A lavorare attorno a un grande generatore guasto non ci sono gli uomini del paese, ma un gruppo di giovani donne con le maniche rimboccate, le chiavi inglesi in mano e le dita macchiate di grasso.

Si chiamano Elsadiqque, Nazir, Amna, Kulthum, Sidiga, Hawa e Malaz. Insieme hanno fondato il gruppo Siana, una squadra di meccaniche capaci di sfidare i pregiudizi e di prendersi cura della propria comunità. Tutto è iniziato nel 2025 quando l'Unicef, nell'ambito del programma Prospects sostenuto dal Governo dei Paesi Bassi insieme a Ilo e Unhcr, ha avviato corsi di formazione professionale per i giovani fuori dal circuito scolastico, tra sfollati interni, rifugiati e comunità locali. Le opzioni tra cui scegliere erano molte e tradizionali: sartoria, parrucchiera, cucina, idraulica.

Ma queste ragazze hanno fatto una scelta spiazzante per la società sudanese, optando con straordinaria determinazione per la meccanica. Attorno a loro c'era molto scetticismo, persino tra gli amici e i coetanei.

«Ci dicevano che non era un lavoro adatto alle donne», ricorda Kulthum, raccontando la diffidenza iniziale di un intero villaggio. Ma loro non si sono lasciate scoraggiare e hanno preteso che la loro scelta venisse rispettata. Con quaranta giorni di formazione pratica e intensa hanno imparato i segreti dei motori. «Abbiamo imparato a conoscere le diverse parti delle macchine, come smontarle da cima a fondo e come rimontarle perfettamente», spiega Amna. Il percorso non è stato privo di ostacoli, ma la tenacia ha ripagato ogni sforzo. «All'inizio le cose sembravano davvero difficili», ammette Nazir parlando a bassa voce. «Ma con la pratica costante e l'esercizio quotidiano tutto è diventato più semplice».

Oggi la loro reputazione cresce giorno dopo giorno tra le strade del distretto. Non si limitano più ai generatori domestici: le chiamano per riparare automobili, motociclette e i tipici tuk-tuk che garantiscono i trasporti locali. «Ormai conosciamo tutto sulla meccanica», aggiunge Amna con comprensibile orgoglio. «La gente del posto ci chiama per sistemare qualsiasi tipo di veicolo». Questo lavoro sta trasformando non solo il loro reddito, ma anche la percezione dell'intera comunità sul ruolo delle donne. Il contesto in cui nasce questa trasformazione è drammatico. Tre anni di guerra in Sudan hanno spezzato il percorso scolastico di milioni di bambini e minorenni, lasciandoli senza scuola, senza formazione e con un altissimo rischio di disoccupazione. Le ragazze, in particolare, pagano il prezzo più alto in termini di isolamento ed esclusione sociale. Nei primi sei mesi dell’anno, secondo le notizie, almeno 330 bambini sono stati uccisi o feriti. Le violenze in corso, i ripetuti sfollamenti e i danni alle infrastrutture civili stanno mettendo a rischio la vita, il benessere e il futuro dei bambini.

Iniziative come Prospects dimostrano quanto la formazione professionale sia uno strumento fondamentale per ridare dignità e futuro a questi giovani. Le parole di Hawa riassumono perfettamente la forza di questo riscatto: «Ora crediamo fermamente che le ragazze possano fare qualsiasi cosa desiderino. Non esiste nulla di troppo difficile per noi». Vedere queste giovani donne al lavoro significa capire che l'emancipazione passa dai diritti, dall'istruzione e dall'autonomia concreta. Offrire competenze e strumenti lavorativi ai minorenni significa sottrarli all'invisibilità della crisi e trasformarli in protagonisti attivi della ricostruzione del proprio Paese. Fino a quando anche a un solo minorenne verrà negata la possibilità di studiare, imparare un mestiere e sognare liberamente, la nostra azione non potrà fermarsi.  

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