Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

Cinigiano, addio ad Antonio Giorgi detto “Baìno”: vinse il Palio di Siena nel 1970

di Redazione Grosseto

	Antonio Giorgi detto “Baìno”, aveva 91 anni 
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Antonio Giorgi detto “Baìno”, aveva 91 anni 

Aveva 91 anni, era nato in Maremma, poi per poi scegliere l’Isola d’Elba per il suo buen retiro

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CINIGIANO. È scomparso a 91 anni l’ex fantino Antonio Giorgi, detto “Baìno”, figura storica del palio di Siena, nato a Cinigiano il 31 marzo 1995. L’uomo abitava all’Elba ormai da anni, aveva scelto l’isola per il suo buen retiro. «La carriera di fantino di Piazza di Antonio Giorgi è lunga solo cinque anni durante i quali ha vissuto i dolori delle sconfitte e delle cadute rovinose, ma ha anche provato la gioia di tagliare per primo il bandierino, nell’agosto 1970 per i colori della Selva”, scrive Davide Donnini sul sito palio.org, sito no profit autorizzato dal Consorzio per la Tutela del Palio di Siena.

Gli anni di Palio

Baìno debuttò con il giubbetto della contrada del Bruco nel luglio 1967, «sull’esperta grigia Gabria e, per un giro intero, fu protagonista di una bella corsa, tallonando da vicino Rondone e Selvaggia nell’Aquila – scrive palio.org – Ma, al Casato, la malizia di Rondone prevalse sull’esuberanza e sull’inesperienza del Giorgi che terminò la carriera del debutto sul tufo». Poi, nel settembre successivo, il fantino indossò ancora una volta i colori del Bruco su Fulgida, ed anche in questa occasione, il primo Casato fu fatale per il fantino allora trentaduenne. Un nuovo rapporto contradaiolo si apre per Giorgi nel 1968, quando inizia il rapporto con la Selva, per la quale corse subito una discreta carriera di luglio, ancora su Fulgida, mentre ad agosto, montando Leda, finì la sua corsa al primo San Martino. «Anche le tre successive carriere, nella Lupa su Samanta, nel Bruco su Venere e nella Tartuca su Alice K, cavalla da passeggio, portata in Piazza quasi per scherzo da noti proprietari tartuchini e, ironia della sorte – scrive ancora il sito del palio – toccata proprio alla contrada di Castelvecchio, non diedero grosse soddisfazioni a Baino che però, nell’agosto 1970, si rifece con gli interessi». Il barbero assegnato a sorte alla Selva, Ira, «non era certamente tra i soggetti più ambiti di quel lotto, ma Baino già la conosceva, avendola più volte montata nelle batterie, ed anche per tre prove nel Bruco nel 1969, e questo feeling con la cavalla fu senz’altro decisivo per l’esito del Palio – afferma Donnini – Dalla mossa, Baìno infatti partì attardato, ma a San Martino si trovava già in terza posizione, ed al Casato, sfruttando pure la palese e celeberrima scorrettezza di Capretto nell’Istrice, sfilò in testa scegliendo un corridoio basso».

L’infortunio e la chiusura della carriera

Da questo momento in poi, per il fantino si spianò per la via per il successo. Anche se fu effimero. «Già nel luglio seguente, la carriera nell’Aquila sulla problematica Macchina II durò pochi secondi e terminò con una caduta a San Martino e soprattutto con una solenne purga, vista la vittoria della Pantera con Canapino – la nota del palio.org – Nonostante ciò, l’Aquila gli affidò nuovamente il giubbetto ad agosto, ma con Gavottina, il Giorgi non riuscì ad andare oltre un anonimo Palio nelle retrovie. Nell’agosto 1972, Baìno tornò nel Bruco, per montare ancora Gavottina, e stavolta il fantino fu autore di una corsa tutto cuore e grinta da protagonista che però terminò all’ultimo San Martino con una caduta rovinosa: Baìno finì schiacciato dal peso della cavalla e per lui si temettero gravi conseguenze».

La diagnosi, per fortuna, fu meno seria rispetto a quanto si pronosticasse. Ma l’infortunio pose comunque fine alla carriera del fantino di Cinigiano. Fatta eccezione per un’ultima apparizione, sul tufo, che avvenne la mattina del 14 agosto 1973 su Musella, ancora per i colori del Bruco, prima di lasciare spazio a Canapino.  

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