Grosseto, addio a Massimo Marinotti: l’anima rivoluzionaria di Palomar
Malore fatale davanti al portone di casa, era con il suo inseparabile cane. Negli anni Ottanta era arrivato da Siena con l’idea di aprire una libreria, poi diventata un ritrovo per scrittori e intellettuali
GROSSETO. La città piange l’improvvisa scomparsa all’età di 68 anni di Massimo Marinotti, apprezzatissimo titolare della Libreria Palomar, un aggregatore della cultura a Grosseto, un amico per tutti quelli che sono entrati nel suo locale negli ultimi quarant’anni.
Il lutto improvviso
Sabato sera 12 settembre Massimo Marinotti è andato sulle Mura (un luogo che amava e frequentava quotidianamente), a prendere un caffè con gli amici. Alle 20 è tornato verso casa ed ha aperto la porta, mentre il cane era fuori che giocava. Massimo gli ha tirato una pallina ed è caduto in terra. Il cane ha immediatamente “chiamato” il vicino, il geologo Giuseppe Sammaritano, che l’ha trovato in terra, all’ultimo respiro. I soccorsi sono stati velocissimi, insieme alle ambulanze sono arrivati anche i carabinieri. I sanitari hanno provato a rianimarlo, ma ormai per Massimo non c’era più nulla da fare.
La compagna di una vita
«La morte di Massimo ha avuto una rapidità incredibile – sottolinea Monica Volpi, la compagna di una vita, con la quale ha condiviso anche l’avventura della libreria, dalla nascita alla chiusura – Massimo ha avuto un grosso infarto anni fa, preso in tempo, ma con lo stent che gli avevano installato non c’era niente che andasse a intendere che potesse succedere una cosa del genere. Lo avevo sentito la mattina e mi aveva detto: “Stai al mare, sei bianca come una mozzarella”. Quando mi ha chiamato Sammaritano era già morto e io non lo sapevo. Sono distrutta. Era andato in pensione l’anno scorso, Non si può morire a 68 anni. Massimo era il classico rivoluzionario – prosegue Monica Volpi – con le sue idee. Nessuno riusciva mai a mettergli un punto in testa, era una persona con un’altra etica, duro e testardo, ribelle, intelligentissimo, con un cuore immenso».
L’arrivo a Grosseto
Negli anni Ottanta Marinotti era un apprezzato fotografo, che arrivò da Siena con un’idea chiara: colmare un vuoto nel mondo delle librerie a Grosseto. Insieme a Monica dette così vita, nel 1987, alla Palomar, che diventò subito un punto di riferimento della cultura cittadina, prima in via Roma, poi in via San Martino, corso Carducci prima dello sbarco sotto i portici di corso Carducci, nell’ultimo anno anche come raffinata enoteca. Era stato anche sulla costa, con la Palomarina.
In 38 anni dalla Palomar sono passati scrittori, intellettuali come Antonino Caponnetto, Amélie Nothomb, ma anche giornalisti d’assalto come Sigfrido Ranucci. La Palomar è stata anche il buen ritiro del cantautore Lucio Corsi, che trascorreva i pomeriggi liberi a parlare di musica con i suoi amici. Al momento di abbassare le saracinesche tranquillizzò tutti: «Non è un addio, ma solo un arrivederci». E quella promessa cercava ancora di mantenerla: era alla ricerca di fondi in cui aprire una nuova attività.
Il cordoglio
La notizia della morte di Massimo Marinotti è stata accolta con grande dolore dalla città. «La sua scomparsa – dice il deputato Marco Simiani – mi affligge profondamente. Appena tre giorni fa ci eravamo incontrati e salutati con la solita cordialità, durante l’iniziativa “Agitiamoci!” a Grosseto. Con lui se ne va un pezzo insostituibile dell’anima della nostra comunità. Fondando la Libreria Palomar nel 1987 ha donato alla città un rifugio per le idee, un crocevia di incontri, presidio di dialogo e di crescita per generazioni. Uno spazio di cultura viva, respirata e condivisa. Gli anni indimenticabili nella storica sede di Corso Carducci, sono costellati di recensioni positive da guide e recensioni nazionali e internazionali. Dopo la parentesi senese è arrivato anche il più recente e meritatissimo riconoscimento ufficiale del ministero come “Libreria di qualità».
Per Simiani il vero capolavoro di Massimo, «costruito giorno dopo giorno insieme a Monica, è stata la straordinaria capacità di reinventarsi. Hanno saputo far rinascere la Palomar più volte, affrontando le sfide del tempo in altri luoghi e in altri modi, proprio come un seme portato dal vento che, ovunque si posi, con forza e ostinazione torna a donare nuova bellezza».
Al dolore dei grossetani si è unito in queste ore anche Alberto Macchi, presidente del Ccn Centriamo: «Ci sono attività commerciali – dice – che, con il tempo, diventano parte della storia di una città. La Palomar era molto più di una libreria. Un luogo di cultura, di incontro, di confronto e di socialità, uno di quei presidi che danno un’anima al centro storico. Massimo ha attraversato decenni di trasformazioni, ha conosciuto le difficoltà del commercio e non ha mai smesso di interrogarsi su come mantenere vivo il cuore della città». La salma è a disposizione della Procura, che la riconsegnerà alla famiglia una volta conclusi gli accertamenti.
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