Grosseto, i numeri in questo articolo raccontano il crollo dei negozi in Maremma: ma c’è una speranza
Nel capoluogo le attività scendono da 1.130 a 1.034, con un calo dell’8,5%. Le altre 268 cessazioni (circa il 74% del totale) si registrano nel resto del territorio, in particolare nell’entroterra
Tra il 2019 e il 2025 la provincia di Grosseto ha perso ben 364 negozi di vicinato, passando da 3.350 a 2.986 imprese registrate, con una contrazione del 10,9%. Lo rileva Confesercenti Grosseto che con il presidente del Ccn Alberto Macchi, il vicepresidente della Provincia Valentino Bisconti e la consigliera provinciale Olga Ciaramella ha illustrato un focus di prossimità, presentando una proposta di Confesercenti nazionale che punta a fermare l’emorragia del commercio di prossimità. Nel capoluogo le attività scendono da 1.130 a 1.034, con un calo dell’8,5%. Le altre 268 cessazioni (circa il 74% del totale) si registrano nel resto del territorio, in particolare nell’entroterra.
La trasformazione della rete commerciale
«La perdita è rilevante, ma inferiore a quella osservata in Toscana e in Italia – sottolinea il direttore provinciale Andrea Biondi – Grosseto si colloca infatti al 26° posto su 107 realtà provinciali per tenuta della rete commerciale, sia considerando il capoluogo sia considerando l’intera provincia, ma la rete commerciale si sta comunque assottigliando. Il fenomeno più significativo non è soltanto la diminuzione delle imprese: è la trasformazione della struttura del commercio, con meno lavoro autonomo e una maggiore concentrazione dell’occupazione nelle attività che restano». I dati dell’associazione parlano di 54,6 miliardi di euro di fatturato sottratti al circuito locale, dei quali 40,2 in provincia. I numeri sugli addetti mostrano un fenomeno diverso dalla semplice riduzione occupazionale. Nel commercio grossetano diminuiscono gli indipendenti (-184 nel comune e -567 in provincia), mentre cresce il lavoro dipendente, che registra un +162 (+10,6%) e +324 (9%). La rete perde imprese, ma le attività che restano risultano mediamente più strutturate. Questa trasformazione si riflette anche nella dimensione media delle imprese. Gli addetti per impresa passano da 2,39 a 2,59 nel capoluogo e da 2,15 a 2,33 in provincia.
Le conseguenze per il territorio
«La fotografia che viene fuori da questi dati – commenta il presidente Massimiliano Mei – è in chiaroscuro. La Maremma tiene bene, come tutte le province subisce un indebolimento del tessuto commerciale. Le conseguenze si ripercuotono sui servizi che si danno alla popolazione, soprattutto nelle piccole realtà abitative, nelle frazioni, nei piccoli paesi di montagna, in cui la popolazione è particolarmente anziana, spesso fragile, in cui non ci sono grandi centri commerciali vicini. C’è proprio una difficoltà ad approvvigionarsi di beni essenziali, come il pane o il latte. Va evidenziato – aggiunge Mei – anche un impoverimento delle amministrazioni comunali, che avendo sempre meno attività commerciali, hanno sempre meno introiti; un problema che si ripercuote sul turismo e sulla sicurezza». Per il presidente Mei questo impoverimento «va a favore del commercio online, che non ributta nel territorio quello che incassa, se non lo stipendio al corriere, al contrario dei negozi di prossimità che ridistribuiscono la ricchezza accumulata sul territorio. Un altro problema che prima o poi ci troveremo a dover affrontare».
La proposta di legge e la raccolta firme
Questa mattina dalle 9 alle 12 Confesercenti sarà in corso Carducci con un banchetto, mentre nel fine settimana sarà a Castiglione della Pescaia per far conoscere questi dati e chiedere una firma per una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, che vuole contrastare la desertificazione e creare vantaggi fiscali e burocratici ai commercianti. «Confesercenti nazionale – spiega Biondi – propone una legge che va a riequilibrare gli strumenti dei quali il commercio di prossimità ha bisogno per mantenersi vivo. Il percorso prevede il raggiungimento di 50.000 firme: siamo già a 40.000, quindi l’obiettivo è quasi raggiunto. A Grosseto abbiamo superato quota 500 e vogliamo arrivare almeno a mille, facendo vari banchetti anche nei comuni più piccoli, in cui non abbiamo raccolto tante firme, ma volevamo esserci proprio per dare un segnale sulle ragioni della proposta. Raggiunte le 50.000 firme, la legge verrà depositata e discussa in Parlamento. E a quel punto avremo una piattaforma di strumenti che sostengono il commercio di prossimità e questo permetterà anche ai Comuni di poter intervenire per sostenere un commercio di prossimità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
