Grosseto, Chelliana senza parafulmine: i danni potevano essere gravi
L’edificio è ritenuto a basso rischio pur con la conformità antincendio
GROSSETO. La notte del 21 agosto è andata bene: di lusso, come si dice. Perché il fulmine che ha colpito la biblioteca Chelliana in via Mazzini a Grosseto, avrebbe potuto fare danni molto più gravi. Nel caso in cui ci fossero state persone all’interno dell’edificio in orario diurno di apertura, soprattutto.
Fra le ipotesi in corso di verifica da parte dei tecnici comunali, infatti, c’è anche quella che il picco di tensione sia penetrato nell’edificio attraverso il vano ascensore. Il quale ha delle strutture in acciaio Corten, ed è protetto da “messa a terra con palina”, ma che potrebbe non aver impedito alle folgorazioni “parassite” (che si propagano da quella principale) di raggiungere strutture adiacenti. Nella circostanza della presenza di persone all’interno dell’edificio, quindi, non si sarebbe potuto escludere il peggio.
Quasi 21mila fulmini
La notte di venerdì scorso nell’area intorno a Grosseto ci sono state circa 21mila fulminazioni. A suo modo un episodio eccezionale, per quanto da qualche anno a questa parte l’eccezionalità stia diventando normalità in conseguenza dei cambiamenti climatici che intensificano e concentrano fenomeni temporaleschi e fulmini. Tanto è vero che quella notte le squadre in servizio dei Vigili del fuoco sono rimbalzate da un intervento all’altro. Con tre sopralluoghi solo nel centro storico dove, oltre a quella della Biblioteca Chelliana, un’altra saetta ha colpito un edificio privato in via Bertani. Fermo restando il fatto che coi fulmini non esiste sicurezza assoluta (al 100%), lascia qualche perplessità il fatto che il grande palazzo che prende il nome dal cardinale bibliofilo Chelli non sia dotato di quello che comunemente viene definito “parafulmine”. E che di fatto oggi consiste in una sorta di “gabbia di Faraday” costituita da una rete di protezione esterna che scarica l’elettricità nel terreno, che si caratterizza per “tensione zero”. L’intero edificio, infatti, è stato oggetto di una lunga e complessa ristrutturazione, che si è conclusa con l’inaugurazione della rinnovata biblioteca l’8 luglio 2024.
Vigili del fuoco
«La biblioteca Chelliana – spiega il comandante dei Vigili del fuoco di Grosseto, Roberto Bonfiglio – è dotata di regolare attestazione di conformità antincendio, ma non è dotata di parafulmine perché ai sensi del Dpr 418/1995 questo è obbligatorio solo per gli edifici più alti di 24 metri». A dare rassicurazioni anche l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Ginanneschi: «Un tecnico abilitato ha effettuato a suo tempo la valutazione del rischio, ritenendo che l’edificio della Chelliana fosse “autoprotetto” dalla presenza di campanili, strutture elettriche aeree e quant’altro, per cui è stato ritenuto a “basso rischio”. I quadri elettrici di ciascun piano, inoltre, sono dotati di dispositivi Spd (Surge protection device) che hanno il ruolo di proteggere i circuiti dalla sovratensione dovuta a eventuali fulminazioni».
Il giallo sulle cause
Di fatto ancora non si è capito bene come il fulmine sia entrato nell’edificio, dal momento che gli impianti elettrici sono ancora pienamente operativi e nessuno dei dispositivi Spd è entrato in funzione. Pare che il picco di tensione abbia riguardato le linee telefoniche e di rete. E si sta cercando di capire come il fulmine o la sua sovraestensione abbia raggiunto e danneggiato la centrale antincendio, causando una serie di falsi allarmi e quindi le scariche dell’aerosol del sistema antincendio. Il piccolo principio d’incendio è stato provocato dalla vicinanza di alcune riviste agli erogatori aerosol, che al momento della scarica raggiungono temperature elevate. Il fulmine, secondo una prima ipotesi in corso di verifica, potrebbe aver colpito anche l’ascensore, con folgorazioni parassite alle strutture adiacenti che avrebbero raggiunto gli estrattori del vano scale e la centrale tramite i cavi di comando. Proprio domani si svolgerà il sopralluogo per fare la stima delle opere necessarie al ripristino delle condizioni di sicurezza: la biblioteca è ancora chiusa.
La normativa
Rimane da capire perché alla Chelliana sia stata attribuita una “bassa pericolosità” in sede di “valutazione del rischio di fulminazione”. Una materia regolata prevalentemente dal Dlgs 81/2008, in materia di sicurezza, che di fatto rende fortemente consigliabile, quando non obbligatorio, installare un “parafulmine” in strutture ad elevato affollamento o ad uso pubblico (scuole, ospedali, cinema, centri commerciali, stadi, musei), dove siano concentrati lavoratori, oppure siano presenti materiali infiammabili o reti elettriche ed informatiche danneggiabili da picchi di tensione dovuti a fulmini. Il cosiddetto parafulmine (tecnicamente definito impianto di protezione contro le scariche atmosferiche o Lps: Lightning protection system) è un dispositivo costituita da tre componenti: captatore, o punta metallica (in rame, alluminio o acciaio inox) installata sul punto più alto dell’edificio; conduttori di discesa (o calate: cavi o bandelle metalliche che collegano la punta del captatore alla terra, scorrendo lungo le pareti esterne dell’edificio. Dispersore di terra (o impianto di messa a terra); un insieme di picchetti o piastre metalliche conficcate nel terreno che dissipano l’energia elettrica del fulmine. Dato per assodato che con gli stravolgimenti climatici tempeste e fulminazioni aumenteranno di intensità e numero, forse sarà il caso di ragionare sull’opportunità di installare più parafulmini.
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