Bar chiuso a Porto Santo Stefano, lo sfogo del titolare: «Tuteleremo la nostra attività»
Giacomo Fanciulli: «Abbiamo dato mandato al legale. Rispettiamo la volontà della questura ma siamo amareggiati, non siamo un locale malfamato»
MONTE ARGENTARIO. «Tuteleremo la nostra attività, la nostra immagine e i nostri dipendenti». Lo dicono Giacomo Fanciulli titolare del Bar il Buco di Porto Santo Stefano e la moglie Michela Ilari, suo braccio destro. Ieri avevano anticipato che avrebbero parlato spiegando le proprie ragioni e così hanno fatto oggi.
Il locale è stato chiuso per 7 giorni dal questore dal 17 agosto al 25. I motivi sono da ricercare in un episodio successo a maggio quando un uomo di Grosseto entrò nel bar e se la prese con un cliente dando il via a una rissa che coinvolse molte persone e danneggiò anche gli arredi dell’attività.
I titolari chiamarono le forze dell’ordine, sporsero anche denuncia e nei giorni scorsi è arrivata la doccia fredda della chiusura che ha lasciato Giacomo e Michela profondamente amareggiati ed esterrefatti. «Ci teniamo innanzitutto a precisare che, – esordiscono i due – nel pieno rispetto del provvedimento a noi notificato, abbiamo dato mandato al nostro legale di valutare ogni opportuna iniziativa, nelle sedi competenti, a tutela dell’attività, della nostra immagine e dei livelli occupazionali. Sono ormai 30 anni che il locale è presente sulla piazza di Porto Santo Stefano. Trent’anni di lavoro, durante i quali abbiamo visto crescere generazioni di ragazzi e siamo diventati, nel nostro piccolo, parte della storia di questo paese. Siamo un’attività a conduzione familiare, aperta per tantissime ore al giorno e, soprattutto, anche nelle ore notturne». Fanciulli e Ilari spiegano i motivi che hanno portato alla chiusura e ricordano che hanno sempre chiamato le forze dell’ordine a ogni minima avvisaglia anche di fatti che stavano accadendo fuori dal locale.
«Nell’ordinanza – aggiungono – vengono richiamati alcuni sporadici episodi avvenuti in passato, l’ultimo dei quali a maggio, che, per quanto ci riguarda, sono stati causati principalmente da persone che sono arrivate dall’esterno e che non rappresentano in alcun modo la nostra clientela abituale». Ma c’è una cosa, più di tutte, che ha lasciato amareggiato Giacomo, il titolare. «Mi è stato contestato – dice – anche il fatto di aver effettuato troppe chiamate alle forze dell’ordine. Quando le chiamiamo non lo facciamo perché dentro o fuori dal nostro locale vogliamo creare un problema. Le chiamiamo perché un problema c’è già. E molto spesso quel problema si trova fuori dal nostro locale, sulla strada, nella piazza, nella società. Noi ci troviamo semplicemente ad assistervi, a subirne le conseguenze e, quando la situazione lo richiede, a chiedere aiuto a chi ha il compito di intervenire. Forse, allora, sarebbe importante chiedersi perché certe situazioni si verificano. Noi – spiegano – in 30 anni ne abbiamo viste tante. Per questo ci ha lasciato profondamente amareggiati l’idea che chiedere l’intervento delle forze dell’ordine possa diventare, paradossalmente, un elemento a nostro sfavore».
Giacomo e Michela si chiedono: «Se quando abbiamo un problema chiamiamo le forze dell’ordine per chiedere aiuto, e questo finisce per diventare un elemento che ci viene contestato, la prossima volta a chi dobbiamo rivolgerci? Non ci sentiamo un locale “malfamato”, né ci riconosciamo nell’immagine che sembra emergere da questa vicenda. Ci sentiamo solo una famiglia che da trent’anni lavora, che ha investito nel proprio paese, che ha dato lavoro e che ha visto passare davanti al proprio bancone una parte della storia di Porto Santo Stefano». A causa della chiusura Il Buco ha 8 dipendenti a casa fino al 25 agosto. «È difficile non chiedersi quale senso abbia far chiudere un’attività proprio nel momento più importante della stagione – dice la coppia – Questa decisione ha per noi un peso enorme, sia come famiglia che come impresa, e soprattutto per i nostri dipendenti. Quello che ci sta dando la forza di andare avanti, in queste ore, è qualcosa che nessuna ordinanza può cancellare: l’affetto delle persone. Vogliamo ringraziare tutta la comunità di Porto Santo Stefano, la giunta comunale e il sindaco Arturo Cerulli, i nostri colleghi imprenditori e titolari delle altre attività, i nostri vicini, tutte le persone che ci conoscono, i nostri clienti di sempre, quelli che vengono da fuori, i turisti che magari sono passati da noi anche una sola volta. In tantissimi ci hanno fatto sentire la loro vicinanza».
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