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Influenza a Grosseto, al pronto soccorso 24 casi in meno di un mese: «Vaccinatevi, quest’anno virus aggressivo»

Influenza a Grosseto, al pronto soccorso 24 casi in meno di un mese: «Vaccinatevi, quest’anno virus aggressivo»

Mauro Breggia, direttore del pronto soccorso di Grosseto e del dipartimento di emergenza urgenza Asl Toscana sud est: «Di questi, sette sono stati ricoverati e non sono pochi»

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GROSSETO. Il picco non è ancora arrivato (è atteso a breve), eppure l’influenza si fa già sentire non solo nella vita di tutti i giorni, con sintomi fastidiosi come naso che cola, tosse e febbre, ma anche nelle stanze del pronto soccorso. Al Dea (Dipartimento di emergenza urgenza) dell’ospedale Misericordia di Grosseto, infatti, in meno di un mese – dal primo al 26 novembre – gli accessi totali sono stati 4.986, con una media di 193 pazienti al giorno; tra questi, «abbiamo registrato 24 casi di influenza, casi certi perché rilevati e accertati con il tampone (con tosse, febbre, difficoltà a respirare)», fa sapere Mauro Breggia, direttore del pronto soccorso di Grosseto e del dipartimento di emergenza urgenza Asl Toscana sud est.

Di questi 24 casi, «influenze che comunque hanno portato i pazienti al pronto soccorso, abbiamo avuto sette ricoveri. Non sono pochi», aggiunge Breggia. Due pazienti «sono andati in Terapia intensiva per insufficienza respiratoria, tre in Pneumologia, uno in Medicina e uno in Malattie infettive (un altro è stato trasferito a Pisa). Avevano tutti un quadro polmonite interstiziale».

Per completare il mosaico è bene anche dire che, sempre nello stesso periodo, «abbiamo avuto tredici pazienti venuti al pronto soccorso per il covid, che è duro da mandare via. Il virus – sottolinea Breggia – ha diminuito la virulenza, ma abbiamo dovuto fare quattro ricoveri (in Medicina, in Malattie infettive e in Pneumologia)».

La maggioranza di questi pazienti hanno oltre 65 anni, anche tra i ricoveri; «diversi casi però – sottolinea il direttore – hanno riguardato anche persone sui 40 anni. C’è quindi una distribuzione che tende a privilegiare le fasce più avanzate, ma non c’è alcuna esclusiva: si ammalano anche i più giovani, anche se con molta meno frequenza».

In ogni caso in meno di un mese i casi in totale – tra covid e influenza sono stati 37. «Quasi un paziente e mezzo al giorno che arriva in ospedale con l’influenza e una necessità di cura», sintetizza Breggia, che aggiunge: «Non è un dato trascurabile». L’anno scorso, rispetto all’influenza, «abbiamo rilevato un andamento simile, più sfalsato nel tempo; ora dobbiamo attendere il picco; nonostante questo, i casi avuti non sono pochi».

Da qui l’invito: «Bisogna vaccinarsi – sottolinea Breggia –, soprattutto dai 50 in su e tutti i fragili, al di là dall’età. Sono previste vaccinazioni per l’influenza e per il covid e queste garantiscono o di non ammalarsi, o di avere comunque una sintomatologia più lieve». Tanto più che in una minore percentuale di casi «l’influenza tende alla polmonite interstiziale, la complicanza più frequente tra quelle possibili».

Allargo lo sguardo a tutti gli accessi al pronto soccorso, dal primo gennaio al 26 novembre ce ne sono stati 70.550, con una media giornaliera di 213 al giorno. Media «alta» che «tiene conto del periodo estivo e che ci dice come ci siano stati spesso giornate con 250-300 pazienti». I ricoveri globalmente sono stati 7.262, quindi il 10,2%, «al di sotto delle richieste sanitarie attuali». Per quel che riguarda l’età, invece, in 21.921 pazienti avevano più di 65 anni. «Quasi uno su tre», calcola Breggia.

Lavoro anche al pronto soccorso pediatrico, che nello stesso lasso di tempo, aggiunge il direttore, ha visitato 14.440 pazienti, circa uno su cinque sl totale. E se è vero che il picco dell’influenza è in arrivo, con il freddo, «rispetto all’anno scorso, che chiudemmo l’anno con circa 77mila accessi, quest’anno possiamo già dire che ci sarà un pareggio». Certo, è presto per dirlo, «ma probabilmente gli accessi non saliranno, e questo è un dato importante, in controtendenza rispetto agli anni precedenti», sottolinea Breggia.

Un altro elemento su cui riflettere viene dai codici di gravità: quelli «gravissimi, un tempo classificati come rossi, sono l’1,5%», dice il direttore. I due, che classificano i casi a rischio vita, arrivano vicini al 7%, mentre i codici tre – le urgenze differite, ex verdi – sono il 46%. «Questi – spiega Breggia – costituirebbero l’attività vera del pronto soccorso e costituiscono la metà degli accessi totali». I codici quattro sono il 33,3%, i cinque invece il 14,5%: la somma fa il 48%. «Questi – sottolinea Breggia – sono i casi che dovrebbero, almeno in larga parte, poter essere trattati altrove, nell’ambito della continuità assistenziale e della medicina territoriale. Adesso la Regione e l’Asl sta preparando le Case di comunità, qui in arrivo in primavera. La scommessa è quella di ragionare tutti insieme con la continuità assistenziale per riuscire a “sterzare” questa parte di utenza verso le case di comunità, diminuendo l’afflusso al pronto soccorso e restituendogli la possibilità di concentrarsi solo sui codici gravi, a cui ovviamente già dà la massima priorità». Con l’invito anche ai cittadini a «un’educazione sanitaria, andando al pronto soccorso solo se necessario ed evitando quindi l’affollamento».

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