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Firenze, altre case di lusso per ricchi turisti nonostante lo stop: il nuovo caso di Palazzo Rimbotti

di Mario Neri

	La struttura
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La struttura

17 dimore nasceranno in piazza Antinori: gli investitori sono gli stessi di San Gallo, tutto regolare grazie a vecchi permessi

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FIRENZE. Diciassette residenze di lusso, una spa, la palestra, salotti riservati, negozi al piano terra. Le chiamano “branded residences”: appartamenti legati a un marchio noto dell’ospitalità, con servizi da hotel. E soprattutto, potranno essere destinate ad affitti turistici, proprio nel centro di Firenze dove Palazzo Vecchio da due anni ha bloccato le nuove locazioni brevi. È il futuro annunciato per Palazzo Rimbotti, cinque piani color crema e persiane grigie in piazza degli Antinori, all’imbocco di via Tornabuoni. Per trasformarlo Tortoise srl ha ottenuto da Unicredit un finanziamento ipotecario da 39,8 milioni di euro.

E così, ieri, 8 ottobre, da un comunicato del gigante del credito, è arrivata la notizia di un’ennesima beffa per le politiche varate dall’amministrazione di Sara Funaro contro il dilagare di un fenomeno che sta trasformando (e snaturando) la città. Effetto del solito cortocircuito: ciò che vediamo nascere oggi è frutto di ciò è stato concepito ieri, quando ancora i freni non erano azionati. La notizia, infatti, arriva pure da Palazzo Vecchio: gli appartamenti ai piani superiori – confermano non senza una punta di amarezza dagli uffici – hanno già i codici identificativi per l’uso turistico, rilasciati prima dello stop nell’area Unesco. Insomma, in questa Firenze delle case introvabili, il lusso può ancora affittarsi a notte.

Il Comune spiega che le unità conservano la destinazione residenziale, ma hanno Cin e Cir anteriori al divieto. Sono coperte dalla moratoria prevista per gli alloggi già regolarmente destinati agli affitti turistici nel 2024 e fino al 31 maggio 2028 c’è tempo per chiedere l’autorizzazione quinquennale. Dopo sarà necessaria per continuare.

Salviamo Firenze segnala una clausola: una volta ottenuta l’autorizzazione, se l’appartamento viene venduto il nuovo proprietario deve richiederla di nuovo. Qui però nel giugno 2025 gli investitori hanno comprato le quote di Tortoise, non gli immobili. Il proprietario giuridico delle case non è cambiato. Quanti dei diciassette alloggi futuri coincideranno con quelli provvisti di codici? E quali pratiche serviranno dopo i lavori? Per i lavori, fa sapere Palazzo Vecchio, sono state presentate regolari Scia.

Massimo Torelli, portavoce di Salviamo Firenze, mette una cifra vicino all’altra: «900 euro per vivere in un sottoscala, oltre i 1.500 al mese per un trilocale». Questo per i comuni mortali, Palazzo Rimbotti un altro spicchio di culla del Rinascimento per clienti facoltosi. Tradotto: mentre in città lavoratori e famiglie cercano affitti a prezzi sopportabili, qui nasce un altro fazzoletto di iperlusso. L’ultimo precedente citato dal comitato è Palazzo Bartolommei. «Firenze diventa un palcoscenico per la speculazione immobiliare», attacca Torelli. Un parco per ricchi. «Alla giunta domandiamo: va tutto bene?».

La domanda riguarda il modello di città che si costruisce fra un restauro e l’altro. I nomi sulle carte portano lontano. Bisogna tornare al 2019. Un fondo gestito da Tristan Capital Partners compra un complesso di circa 4.300 metri quadrati, con Hermès nelle vetrine, e annuncia il recupero degli appartamenti. A seguire l’operazione c’è già Progenia, società immobiliare fiorentina. Nell’agosto dello stesso anno nasce Tortoise, controllata da una holding lussemburghese, che nel marzo 2020 incorpora Gidec, la precedente società legata all’edificio. Il 3 luglio 2020 risultano aperte attività per case e appartamenti vacanze in tre indirizzi del complesso: piazza Antinori 2, via delle Belle Donne 14, via degli Antinori 3 rosso. Il palazzo, dunque, aveva già una vita ricettiva.

La pista porta fino a Singapore. Il 30 aprile 2025 nasce Antinori 2 Pte Ltd. Due settimane dopo viene costituita a Firenze una società omonima, Antonori 2 srl. Il 12 giugno quest’ultima acquista le quote di Tortoise dai vecchi investitori, poi nel maggio 2026 viene incorporata nella stessa Tortoise e scompare. Ora il controllo di Tortoise è direttamente a Singapore. I nomi italiani? Paolo Garofalo, presidente, l’avvocato Philip La Roma Jezzi e Leonardo Amadori, consiglieri. Arrivano con l’acquisizione; nelle visure non sono soci diretti. Sono nello studio legale del Poggio Imperiale che assiste l’operazione.

La holding di Singapore ha cinque azionisti. Due hanno oltre l’85%: Scr Capital e il fondo M45 Capital Partners, entrambi al 42,86. Scr appartiene in parti uguali a Kwee Liong Seen e Kwee Liong Tek, fratelli della dinastia che ha costruito il gruppo immobiliare Pontiac Land: ciascuno, attraverso quella società, controlla indirettamente il 21,43% di Tortoise. Leland Kwee è cofondatore del gestore del fondo M45. Completano la proprietà lo svizzero Oliviero Roger Bottinelli con l’8,57%, Anil Thadani e Chempenai Capital, 2,86 ciascuno. Le scatole cinesi hanno un nome. E soprattutto ce n’è un altro. Capella. La famiglia Kwee controlla infatti Pontiac Land, proprietaria della catena alberghiera di lusso. Infine, un altro tassello: la manager Shirley Tan, che ha fondato Orincap con Thadani, Evan, Leland e Philip Kwee, ha descritto pubblicamente su Linkedin un affare fiorentino: un palazzo acquistato nel giugno 2025 accanto a Palazzo Antinori, con residenze servite, club privato e bar sul tetto vista Duomo.

Nome del progetto: «Palazzo Capella». Posizione, data e protagonisti coincidono con Rimbotti, ma il marchio non è stato confermato per le diciassette residenze. Capella, però, è un brand già noto in città: quello che governa la trasformazione dell’ex ospedale militare di San Gallo: 89 camere e suite, dieci residenze private. In entrambe le operazioni compaiono Thadani e Progenia, la filiera di magnati di Singapore. Due edifici diversi, un gruppo di investitori che si incrocia. Progenia era con Tristan nel 2019 ed è fra i consulenti dell’affare oggi. Ed è stato anche uno dei finanziatori di Firenze Futura, l’associazione che sostenne la candidatura di Sara Funaro. Salviamo Firenze la cita fra gli attori già visti all’ex ospedale militare e torna a chiedere alla giunta come queste trasformazioni si concilino con l’emergenza casa. Sul tetto, intanto, un dilemma: Tan, nel suo post, parlava di bar panoramici, il Comune dice che le terrazze esistono già, occupano il 30% della superficie e nella relazione sono indicate «a uso esclusivo dell’appartamento». 

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