Il Tirreno

Firenze

Tribunale

Firenze, provò a ucciderla con la roncola: lei è rimasta tetraplegica, il marito condannato a 16 anni

di Redazione Firenze

	L’ingresso della casa di Montebeni
◗
L’ingresso della casa di Montebeni

Yamen Bad condannato per il tentato omicidio di Sofia D’Alessandro: lei ora vive sulla sedia a rotelle

3 MINUTI DI LETTURA





FIESOLE. Sedici anni. La roncola rimasta a terra quella sera nella casa di Montebeni adesso entra nella sentenza. Il giudice Alessandro Moneti ha condannato in rito abbreviato Yamen Badr, 46 anni, tunisino, per il tentato omicidio della moglie Sofia D’Alessandro, aggravato dai maltrattamenti in famiglia. La pm Alessandra Falcone aveva chiesto 24 anni, diventati 16 per lo sconto di un terzo dell’abbreviato. Sofia è sopravvissuta. I colpi le hanno provocato lesioni gravissime: oggi è tetraplegica, vive su una carrozzina e non riesce ad afferrare da sola neppure un cucchiaio o un bicchiere.

Era il 9 agosto 2025. Poco prima delle 22, nella villetta immersa nei boschi di Montebeni, a Fiesole, Badr ha preso una roncola lunga circa trenta centimetri e, secondo l’accusa, ha assalito Sofia alle spalle. Una ventina di colpi alla nuca, al collo, al petto e alla schiena. Lei ha cercato di difendersi, ha riportato anche l’amputazione della falange di un dito, poi ha tentato di scappare verso la rimessa sottostante. Le urla hanno richiamato i genitori, che abitavano accanto. La madre ha chiamato il 112 e ha tamponato le ferite. I sanitari hanno rianimato Sofia, l’hanno intubata e portata a Careggi, dove è stata operata per ore. Le due figlie, allora di due e tre anni, erano in casa. Badr è rimasto lì.

I carabinieri lo hanno arrestato in flagranza e portato a Sollicciano. All’inizio si era parlato di dissidi coniugali e non risultavano denunce precedenti. Poi l’inchiesta ha scavato nella vita della coppia. Per la Procura, quella sera è arrivata dopo anni di insulti, umiliazioni e controllo: Sofia sarebbe stata derisa per come cresceva le bambine, ignorata durante la vita familiare, bersaglio di sputi e oggetti lanciati. Davanti ai suoceri lui le avrebbe rinfacciato di averla sposata soltanto per denaro. Poche ore prima dell’aggressione avrebbe detto alla madre di Sofia: «Ti farò piangere per tua figlia». E già ammanettato, secondo quanto riferito dai carabinieri, avrebbe detto di aver fatto bene e che avrebbe dovuto fare lo stesso con i suoceri. In carcere Badr ha ammesso di aver afferrato la roncola, sostenendo di non ricordare che cosa sia accaduto dopo.

A luglio ha scelto il rito abbreviato. I difensori Samuele Zucchini ed Elisa Marino hanno depositato una consulenza medico-legale. Prima della sentenza l’imputato ha dichiarato: «Ho perso la testa, non stavo bene perché in quel periodo assumevo droga». La difesa sostiene che la consulenza abbia accertato una totale incapacità di intendere e volere legata agli stupefacenti. Badr dovrà risarcire i danni in sede civile. Intanto il giudice ha disposto una provvisionale di 200 mila euro per Sofia, 50 mila per ciascuna delle figlie e 200 mila complessivi per i genitori di lei. «Questa vicenda segna l’esistenza di un’intera famiglia», ha detto l’avvocato Eriberto Rosso. Lapo Bechelli, che assiste il padre di Sofia: «Non c’è pena in grado di alleviare la sofferenza di quel padre». A più di un anno da quella sera, Sofia non cammina e non riesce a stringere da sola un cucchiaio o un bicchiere. O la mano delle sue due bimbe.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Sabato sport
Calcio

Tutti a lezione dal “Mago” Indiani: i segreti del suo Grosseto, secondo in Serie C con la rosa più giovane – A Pineto finisce 4-0

di Alessandro Lazzerini