Il Tirreno

Firenze

Il caso

Montedomini, dopo l’esposto la procura apre un’inchiesta

di Mario Neri

	L’insegna di ingresso alla sede di Montedomini
L’insegna di ingresso alla sede di Montedomini

Il 4 settembre la sindaca dovrà rispondere al Consiglio. Salviamo Firenze: «Chiarezza»; intanto via Guelfa 81 ha già perso il Cir, e il Comune verifica altre tre società

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FIRENZE. La Procura entra nel caso Montedomini proprio quando la politica si prepara a portarlo nell’aula più grande di Palazzo Vecchio. I magistrati fiorentini hanno aperto un fascicolo esplorativo sulle presunte anomalie nell’assegnazione degli immobili dell’Asp: per ora non ci sono indagati né ipotesi di reato. Il punto di partenza è l’esposto di quattordici pagine con trenta allegati depositato il 3 agosto da Salviamo Firenze e firmato dall’avvocato Urbano Rosa. Già il 4 settembre toccherà invece al Consiglio comunale straordinario. Sara Funaro ha già annunciato che sarà presente.

Il fascicolo giudiziario nasce dopo oltre un mese di carte, bandi e contratti messi in fila dal comitato e dalla stampa. Tutto era cominciato da via Guelfa 81, due appartamenti pubblicizzati nel bando del 2025 come abitativi e poi finiti nelle locazioni turistiche. Da lì l’indagine giornalistica si è allargata al civico 83, nove unità affidate per diciotto anni e gestite sul mercato breve da Limehome, e ad altri immobili. Il Corriere Fiorentino ha poi sollevato dubbi sui requisiti economici di alcune società aggiudicatarie.

Nel frattempo è arrivato il primo fatto amministrativo concreto. Il Comune ha revocato il Cir di via Guelfa 81 dopo aver chiesto alla società che lo aveva ottenuto di dimostrare la disponibilità dell’immobile. La documentazione non sarebbe stata prodotta nei termini; è stato avviato anche il procedimento sulla Scia e la struttura ha smesso di accettare prenotazioni. Palazzo Vecchio ha esteso le verifiche ad altre tre società e ha deciso di accelerare il controllo sugli oltre 16 mila codici regionali registrati in città.

È su questo materiale che adesso potrà muoversi la Procura guidata da Rosa Volpe. L’esposto indica bandi con pochissimi partecipanti, clausole che consentivano l’uso turistico, mancata pubblicità delle assegnazioni e aperture delle buste che il comitato contesta perché non avvenute in seduta pubblica. I casi principali sono via Guelfa 83, 81 e 77, oltre agli immobili di via Maccari. Sono segnalazioni da verificare. L’apertura del fascicolo non trasforma le anomalie denunciate in illeciti penali e non attribuisce responsabilità.

Salviamo Firenze incassa però il passaggio come una conferma della necessità di fare luce. «Bene che la Procura abbia aperto fascicolo sulla gestione del patrimonio immobiliare», scrive il comitato, che richiama le inchieste sul Cubo Nero e sul cantiere di San Gallo. Poi riporta la palla in Palazzo Vecchio: «La magistratura farà il suo lavoro. La politica deve fare il proprio». Il bersaglio resta la difesa dei vertici presenti e passati dell’ente (Luigi Paccosi e Maurizio Frittelli) e la richiesta di spiegare chi abbia deciso, con quali responsabilità e perché.

È il terreno sul quale Funaro arriverà al 4 settembre. Finora la sindaca ha difeso il valore sociale di Montedomini, rivendicato l’autonomia gestionale e patrimoniale dell’Asp e promesso nuove regole per il patrimonio. Ha assicurato che in aula racconterà tutto ciò che l’ente fa, dagli alloggi sociali al Villaggio per anziani fragili. Le opposizioni preparano invece contratti, verbali e domande sui controlli esercitati dal Comune. Si poteva immaginare sarebbe stata una fine estate di fuoco per la giunta, e l’apertura di un’inchiesta adesso alza ancora la temperatura.

La Lega chiede che dopo il Consiglio parta subito una commissione d’inchiesta: «Non un tribunale dell’inquisizione», dice Guglielmo Mossuto, ma uno strumento per chiarire responsabilità e mancanze. Fratelli d’Italia, con Alessandro Draghi, vuole invitare in aula Luigi Paccosi, oggi presidente di Casa Spa ed ex numero uno di Montedomini, e l’ex sindaco Dario Nardella.
 

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