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Nel sottosuolo

Firenze, i sub scovano una falla nel tunnel sotto l’Arno: per salvare il progetto ora lavori sulla riva

di Mario Neri
Firenze, i sub scovano una falla nel tunnel sotto l’Arno: per salvare il progetto ora lavori sulla riva

Il Comune stanzia 185mila euro, si scaverà alla Zecca Vecchia. I sommozzatori di Livorno hanno rilevato problemi in galleria. Per salvare il piano di riattivare l’attraversamento arriva un cantiere in superficie. Palagi: “Prima diteci a cosa serve”

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FIRENZE Alla fine il tunnel sotto l’Arno, che pareva una fantasia da album di Eugenio Giani, risale in superficie con la forma più fiorentina che ci sia: una determina, tre affidamenti, un campo prove, un cantiere sul lungarno e cemento. Palazzo Vecchio non manda più soltanto i sub nel buio della pescaia di San Niccolò. Ora prepara la prova generale sopra la galleria, in Lungarno della Zecca Vecchia, dove arriveranno recinzioni, accessi camionabili, baracche, mezzi pesanti, carotaggi e iniezioni cementizie.

La determina dei Servizi tecnici, esecutiva dal 19 agosto, impegna 185 mila euro. A Sub Sea Livorno vanno 36mila e rotti euro per continuare la pulizia del fondale e tagliare le tubazioni. A Polygon Italia 17.702 euro per sollevare i materiali e assistere i sommozzatori. Ad Ambrogetti 131mila euro per realizzare il campo prove in sponda destra, il pezzo che trasforma l’idea in ingombro urbano.

Dentro gli atti, dove anche l’avventura ha bisogno di un codice, il passaggio è chiaro. Dopo le ispezioni subacquee, il Comune vuole capire se le falle intercettate dai sub possano essere riparate dall’interno e se il terreno attorno alla galleria possa essere consolidato dall’esterno. I sub livornesi torneranno nella pancia del fiume, taglieranno vecchie condotte e rimuoveranno vecchi residui. Sopra, nell’area golenale della Zecca Vecchia, saranno testate tecniche di consolidamento e impermeabilizzazione dei sedimenti addossati al fianco lato monte del sottopasso. Il lessico del sogno è cambiato. Prima era museo dell’acqua. Adesso è «bulbo di permeazione». Le relazioni tecniche allegate spiegano che i fori saranno eseguiti da terra, senza lavorare in alveo e senza interferire con il regime idraulico dell’Arno. Saranno «suborizzontali», paralleli all’asse delle gallerie, lunghi 13-14 metri, con tubi ogni mezzo metro. Dentro passeranno miscele cementizie, cemento microfine o soluzioni colloidali. L’obiettivo è creare una cintura impermeabilizzante nel pacco sabbioso-ghiaioso che avvolge le due canne, per capire se il vecchio passaggio può essere riparato.

I tempi? Il capitolato dice che il servizio parte dalla stipula del contratto e dura 60 giorni. L’esecuzione può cominciare quando il contratto diventa efficace, salvo avvio anticipato per urgenza autorizzato dall’ingegnere. Le singole prove saranno attivate con ordinativi del Comune. Il cantiere è attivabile nelle settimane successive alla determina, ma negli atti non c’è il giorno in cui arriverà il primo camion.

Il progetto racconta il resto. L’area sarà delimitata fino al bordo dell’Arno. Durante le manovre dei mezzi pesanti il traffico sul lungarno dovrà essere regolato con «movieri» o semafori. Il passaggio pedonale sarà sospeso. Il percorso d’ingresso dovrà restare libero anche dagli esercenti stagionali. Il progetto nasce da Giani, naturalmente. Dalla sua inclinazione per la Firenze laterale, per le cavità, per il sottosuolo, per le infrastrutture dimenticate che diventano destino pubblico. Nardella lo raccolse con il fiuto dell’ex sindaco capace di trasformare un cunicolo in racconto, fino al sopralluogo in canotto a metà fra Indiana Jones e reel esperienziale. Funaro lo ha ereditato lasciando parlare uffici, tecnici, procedure, prudenza.

È su questo punto che Sinistra Progetto Comune apre il fronte. Dmitrij Palagi e Francesca Lupo dicono che le risorse vengono impegnate mentre sulla progettazione non c’è dibattito. Ricordano i 7,5 milioni del Fondo sviluppo e coesione e chiedono il coinvolgimento di rione, Quartiere 1 e commissioni. Per loro «ancora non ci sono certezze sulla fattibilità dell’intervento» e il cronoprogramma, con esecutivo entro il 2026, gara nel 2027, lavori tra 2028 e 2030 e collaudo nel 2031, appare difficile da rispettare.

La promessa ha cambiato costume: collegamento tra le sponde, percorso turistico, museo dell’acqua, corridoio vasariano subacqueo. Ora ci sono camion, barriere, sonde, operai, traffico da disciplinare. Firenze ricomincia a scavare nel passato, con il presidente che sogna, la sindaca che procede e la burocrazia che mette i picchetti.

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