Il Tirreno

Firenze

L'omicidio

Donna uccisa a Scandicci, dalla denuncia di scomparsa in Germania all’equivoco del cognome: in Italia nessuno la cercava

di Mario Neri

	Issam Chlih e il luogo del ritrovamento del corpo di Silke
Issam Chlih e il luogo del ritrovamento del corpo di Silke

Il marito aveva lanciato l’allarme mesi fa: la vittima aveva due figli a Bonn. Il sospetto killer trasferito in carcere, ma dà in escandescenze e lo riportano a Torregalli

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SCANDICCI. Per giorni è stata soltanto un’ombra distesa sull’erba davanti a un casolare. Un corpo senza testa, genealogia, radici, senza ritorno. Poi il passato è riemerso come un nome scritto sotto la polvere. Silke Sauer non era soltanto la donna decapitata in un campo abbandonato di Scandicci. Non era solo la clochard dell’ex area Cnr. Prima di diventare un fascicolo per omicidio volontario, prima di essere una sagoma delimitata dal nastro biancorosso, era una moglie, una madre.

La vita a Bonn

A Bonn, in Germania, qualcuno la cercava. A Bonn, mesi fa, un uomo entra in commissariato e denuncia la scomparsa della moglie. Dice che si chiama Silke Sasse. Ha 44 anni, due figli piccoli rimasti senza madre, una vita che fino a quel momento sembra ordinaria. Le ricerche partono con quel cognome da sposata, vengono diramate in tutta Europa tramite Interpol. È un nome che viaggia nei database, nei terminali di frontiera, negli archivi delle polizie. Ma la donna che nei mesi successivi viene fermata a Roma per un controllo, nel giugno 2025, non si chiama Sasse. Agli agenti dichiara il cognome da nubile: Sauer. Silke Sauer. Non risulta scomparsa. Nessun alert. Nessun collegamento viene con la denuncia partita dalla Germania. È un equivoco anagrafico, un cortocircuito burocratico che la inghiotte nell’invisibilità.
Per la prima volta, ora, si scopre che la 44enne trovata decapitata nell’ex area Cnr di Scandicci non era solo una senzatetto senza passato. Era una madre di due figli piccoli, una moglie, una persona cercata da mesi. Viveva a Bonn. Si era allontanata da casa, lasciando un vuoto che in Germania aveva un nome e un cognome – quello del marito – mentre in Italia ne usava un altro. Sauer, il nome di prima. Sasse, quello che resta negli atti di chi la aspetta.

Il presunto assassino

L’ultima immagine la fissa una telecamera di videosorveglianza alle 5.58 del 17 febbraio. Silke cammina verso il casolare abbandonato di via Galilei, dentro l’area dismessa dell’ex Cnr. Ha il passo incerto di chi vive per strada, una giacca pesante addosso. È ancora viva. Il giorno dopo il suo corpo viene trovato senza testa. Dentro lo stesso perimetro si muove Issam Chlih, 29 anni, marocchino, senza fissa dimora. È lui l’uomo fermato per omicidio volontario. Il 17 febbraio, poche ore prima dell’ultima traccia di Silke, viene segnalato da alcuni passanti mentre dà in escandescenze. In zona lo conoscono, gira spesso con un pitbull. Arrivano ambulanza e pattuglia. Viene portato al San Giovanni di Dio, sedato, indotto in coma farmacologico. Quando il 18 febbraio si scopre il corpo della donna, le indagini risalgono fino al suo letto in ospedale. La sera del 19 febbraio i carabinieri gli notificano il decreto di fermo come gravemente indiziato. Le armi trovate nel casolare - un machete e un coltello –, le immagini, le testimonianze compongono un quadro che la Procura ritiene grave.

Ospedale, carcere, ospedale

Ieri, in mattinata, Chlih esce dall’ospedale ancora sedato e viene trasferito a Sollicciano. L’udienza di convalida si apre davanti alla gip Roberta Di Maria, ma senza di lui. In carcere, quando i sanitari tentano di svegliarlo, ridiventa una belva incontrollabile. Ancora escandescenze, ancora farmaci per contenerlo. Non può restare in istituto, non in quelle condizioni. Viene riportato a Torregalli. L’interrogatorio slitta. In aula la pm Alessandra Falcone chiede la convalida del fermo e la misura della custodia cautelare in carcere. La difesa – gli avvocati Laura Grillo e Christian Vannucchi – parla di «unidirezionalità delle indagini» e si oppone. La gip si riserva.

Intanto la procura dispone l’autopsia. L’incarico viene affidato alla medico legale Maurizia Tiberio; i legali di Chlih nominano come consulente Edoardo Franchi. L’esame inizia con l’ispezione esterna e proseguirà nelle prossime ore all’istituto di medicina legale di Firenze. Dovrà stabilire l’ora esatta della morte, chiarire la dinamica, dire se ci sono segni di colluttazione.
Tra Bonn e Scandicci, tra Sasse e Sauer, resta il percorso spezzato di una donna che per mesi è esistita sotto due nomi. In Germania era una scomparsa. In Italia era invisibile. Adesso è un fascicolo per omicidio volontario, un’autopsia disposta, un processo che deve ancora cominciare. E due figli che aspettano una risposta.

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