Il Tirreno

Il racconto

Odissea in treno per i baby rugbisti: «Dodici ore per fare Roma - Cecina»

di Redazione Cecina

	I passeggeri in attesa del bus sostitutivo 
I passeggeri in attesa del bus sostitutivo 

Anche un gruppo di cecinesi tra le persone bloccate dopo il crollo sulla Tirrenica. Le mamme: «Lasciati soli, al freddo e senza assistenza. Ecco il nostro calvario»

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CECINA. Erano andati a Roba per vedere la partita del torneo Sei Nazioni di rugby (Italia contro Scozia) allo stadio olimpico. Peccato che, tornando col treno a Cecina, sono rimasti anche loro bloccati in mezzo alla campagna a causa dello stop dei treni sulla linea Tirrenica dopo il crollo di un parapetto a Santa Marinella. A raccontare l’odissea loro e dei figli sono sette mamme della delegazione under 10 del Rugby Cecina.

«Abbiamo preso il treno delle 16, 28 da Roma San Pietro a Pisa e poco dopo siamo stati avvisati che, a causa di un problema sulla linea, il treno sarebbe dovuto rimanere fermo per un po’». Inizia così una terribile avventura. «Dopo due ore e mezzo di attesa alla stazione di Ladispoli ci comunicano che il treno non potrà proseguire perché è crollata una parte della barriera della protezione della linea ferroviaria, nella zona del quartiere Quartaccia a Santa Marinella. Decidono quindi di riportarci a Roma Termini e lì ci dicono di correre al binario 28 per prendere il treno che ci porterà a Santa Severa, dove un pullman ci porterà a Civitavecchia e da lì proseguiremo il nostro viaggio fino a destinazione. Ci sentiamo sollevati, sono quasi le 20 i bambini iniziano ad avere fame ad essere stanchi ma sono bravi, resistono. Saliamo sul treno e dopo pochi minuti arriviamo alla stazione di Santa Severa. Usciamo dalla stazione ma non c’è alcun pullman ad attenderci e nessun addetto Trenitalia a darci indicazioni».


Le famiglie, quindi, «in silenzio riparati da ombrelli e mantelle impermeabili che per fortuna ci siamo portati dietro, ci incam miniamo su una strada in mezzo al niente, in aperta campagna. Continua a piovere, i pullman non arrivano, non c’è nessuno a dirci cosa fare, ci sono altri bambini più o meno della stessa età dei nostri, alcuni hanno freddo, altri iniziano a piangere vogliono tornare a casa e hanno paura. Alcuni passeggeri arrabbiati telefonano alle forze dell’ordine. Riusciamo, tra discussioni e spintoni dei tanti che vogliono tornare a casa, a salire su un pullman che con fatica e con non poche discussioni parte direzione Civitavecchia. Siamo speranzosi a questo punto che Trenitalia si sia finalmente organizzata, con treni o pullman per consentire a tutti il rientro a casa, invece ancora una volta il nulla. A questo punto siamo davvero esausti, sono circa le due di notte e i bambini iniziano a non riuscire più a sopportate tutto questo. Finalmente un giovane capotreno ci dice di prendere il treno per Grosseto e che si sarebbe impegnato per riportarci tutti a casa. Saliamo a bordo e il capotreno ci dice che porterà il treno a Grosseto (che doveva essere l’ultima fermata) e cercherà di farsi autorizzare ad arrivare fino a Pisa per riportarci a casa. Arriviamo a Grosseto verso le 2,45».

Ma il viaggio della speranza non è ancora finito. «Il capotreno – proseguono le mamme – ci dice di attendere sul treno il nulla osta e le carte che ufficializzano il cambio destinazione, ma a un certo punto ci viene comunicato che il cambio destinazione non sarà possibile e che dobbiamo scendere dal treno e attendere fuori al freddo e alla pioggia, in una stazione chiusa, un pullman che ci porterà a Pisa che però è appena partito da Santa Severa e che quindi prima di quasi due ore non sarà lì. Arrivano le forze dell’ordine e dopo lunghe discussioni e una ulteriore attesa di quasi un’ora, il capotreno e i macchinisti si impongono con i dirigenti e alla fine convalidano il cambio destinazione. Quasi alle 4,30 del mattino arriviamo a Cecina. Questa la nostra storia, o forse è meglio dire odissea, ci sembra davvero imbarazzante che Trenitalia in tutte quelle ore non sia mai riuscita a fornire assistenza, soluzioni o comunque alternative valide e certe per riportate a casa delle persone che viaggiano da oltre 11 ore con bambini». 

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