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Toscana

L’omicidio

Livorno, ucciso a colpi di pistola: 31enne gambizzato e finito alla testa – Chi è la vittima

di Stefano Taglione
Il punto dove è stato ritrovato (foto Stick)
Il punto dove è stato ritrovato (foto Stick)

A trovare il corpo riverso sull’asfalto tre giovani, due ragazzi e una ragazza, che hanno citofonato all’abitante più vicino che ha lanciato l’allarme

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LIVORNO. Chi lo ha ucciso è quasi sicuramente un professionista. Un killer che le armi sa maneggiarle con abilità e disinvoltura. E che a Livorno conosce bene il Castellaccio, visto che sapeva di essere al riparo dagli “occhi elettronici” delle telecamere. Non ultimo: voleva farlo soffrire.

Prima di finirlo, infatti, lo ha gambizzato. Dimostrando a qualcuno che a comandare era lui, visto che lo ha freddato (anche se poi è morto in ospedale) nella pubblica piazza, a 50 metri dalle case di via di Quercianella, quando intorno c’era tutto il bosco possibile per farlo in modo più appartato. Con le persone che, poco prima delle mezzanotte fra domenica e lunedì scorsi, hanno sentito gli spari.

Un’esecuzione

Due colpi di pistola precisi, come i bossoli ritrovati dalla polizia sulla scena del crimine: il primo alla gamba sinistra e l’altro alla testa. Colpi d’arma da fuoco che non gli hanno lasciato scampo, il secondo portandogli via anche materiale organico, ritrovato sull’asfalto. Un’esecuzione come a Livorno non se ne vedevano da tempo. Probabile che la vittima si fosse accordata per incontrarsi lì col suo assassino. Non è chiaro, ma potrebbe aver raggiunto il piazzale a piedi, visto che la sua casa non era molto distante da lì. Ma un punto di partenza c’è: è il ristorante Ghinè Cambrì, a meno di cento metri dal parcheggio teatro dell’omicidio.

Qui, alle 21,30, arrivano due persone straniere: entrano insieme e durante la cena non si degnano di uno sguardo, senza parlarsi, cenando in due tavoli vicini ma separati. Poi, fino a mezz’ora prima del delitto se ne restano fuori dal locale a fare avanti e indietro lungo la strada. Rispondendo «Stiamo aspettando un taxi» a un cameriere che, preoccupato, aveva chiesto loro cosa stessero facendo visto che «qui ci conosciamo tutti e voi ci state creando agitazione». Secondo il titolare, Federico Castagnoli, potevano essere connazionali della vittima. Anzi: non si può nemmeno escludere che uno dei due fosse proprio l’uomo ucciso.

Chi è la vittima

Ylias Tas: è questo il nome del trentunenne curdo di nazionalità turca, ammazzato nel posteggio fuori dal centro sociale “Fabrizio Gioli”, punto di riferimento per la popolazione. I volontari della Svs di Ardenza, giunti sul posto insieme al medico e all’infermiere del 118, sono riusciti a trasportarlo in condizioni disperate al pronto soccorso, dove è poi morto.

L’omicidio si è sicuramente consumato lì, a un metro dal cantiere comunale per la costruzione di un parco giochi per i bambini: alcuni residenti hanno infatti sentito il rumore degli spari e sull’asfalto ci sono ancora le evidenti tracce del sangue della vittima che era in Italia da pochi mesi, aveva chiesto asilo politico dichiarando come curdo di essere perseguitato in patria ed era incensurata, almeno con il nominativo dichiarato al suo ingresso in Italia (non si può escludere che avesse altri “alias”, cioè diversi nomi con i quali potrebbe essersi presentato per ottenere i documenti temporanei).

Nessuno in città lo conosce, sebbene ci abitasse. Nemmeno al Castellaccio, la frazione dove viveva: si tratta di una fra le località più tranquille dove non si ha memoria di risse o disordini, anche perché è poco densamente popolata e lontana dal cuore di Livorno. Chi ci abita, andando lontano nel tempo, ricorda «di un omicidio avvenuto negli anni Ottanta, ma non ha niente a che vedere con questo caso».

I testimoni

A trovare il corpo riverso sull’asfalto tre giovani, due ragazzi e una ragazza, che hanno citofonato all’abitante più vicino, Mario Fiorini, il quale ha subito chiamato il 112. Dopodiché, sul posto, sono intervenuti gli agenti delle volanti, diretti dal commissario capo Gabriele Nasca, i colleghi della scientifica e quelli della Squadra mobile, coordinati dal vicequestore Riccardo Signorelli.

Soldi trovati in casa

In casa di Tas, dai poliziotti, ieri, lunedì 8 giugno, è stato trovato un importante quantitativo di denaro. Ma perché è stato ucciso? Un regolamento di conti? Questioni di droga? Armi? Una lite? Ipotesi che restano tutte aperte. La pista delle armi potrebbe essere quella privilegiata dagli inquirenti, ma niente può essere al momento dato per certo. Il lavoro della procura è solo all’inizio in una città nuovamente sconvolta da un omicidio dopo quello, a febbraio, del rappresentante dei gioielli Francesco Lassi.

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