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Attacco alla base italiana a Erbil, il racconto: «Eravamo protetti all’interno dei bunker»

di Redazione web

	Un'eplosione all'aeroporto di Irbil in Iraq nella serata dell'11 marzo
Un'eplosione all'aeroporto di Irbil in Iraq nella serata dell'11 marzo

La premier Meloni: «Orgogliosa del coraggio e della professionalità che mettono nel lavorare quotidianamente per la pace e la sicurezza nei molti teatri di crisi»

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«La base di Camp Singara era in condizioni di preallarme per la situazione di crisi in atto e, verso le 8,30 locali, è stato attivato l’allarme della coalizione per una minaccia aerea. E tutti quanti, seguendo procedure già rodate tra tutto il personale, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. E poco prima dell’una, c’è stata una minaccia aerea: è ancora è in fase di accertamento la tipologia della minaccia, sia un drone o un missile, e ha colpito la base italiana e ha provocato alcuni danni a infrastrutture e materiali della base. Il personale sta bene, era protetto all’interno dei bunker, stanno tutti bene». Lo dice in collegamento con Sky Tg24 il comandante dell’Italian national contingent di Erbil, nel Kurdistan iracheno, colonnello Stefano Pizzotti.

Le parole del comandante

«Dalle 8,30 di ieri (11 marzo, ndr) sera siamo nei bunker perché continua a esserci una minaccia: non è stato possibile né valutare sul posto i danni alle infrastrutture, quindi quantificare quello che è successo, né sapere qual è la provenienza di questa minaccia». Il lavoro del personale, ricorda Pizzotti, è «prevalentemente di addestramento per le truppe locali curde. Sulla base di una specifica richiesta del governo iracheno».

«Dal momento dell’incidente sono in costante contatto sia con il ministro della Difesa Guido Crosetto sia con il capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, che ha assistito tutte quante le fasi della, di questa notte dell’attacco. E al momento è finito, è finito l’allarme della minaccia aerea, ma ci sono sul posto gli artificieri della coalizione che stanno verificando, stanno mettendo in sicurezza l’area prima di di poterci accedere. Il morale del personale è comunque alto, volevamo rassicurare le famiglie», conclude Pizzotti, sottolineando come «siamo preparati ed addestrati per queste situazioni».

La notizia dell’attacco

«Un missile ha colpito la nostra base di Erbil, non so ancora con che esito. Non ci sono vittime nel personale italiano». È il messaggio che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha inviato ad Angelo Bonelli. Il leader di Avs, ospite di Realpolitik su Rete4, lo ha letto in tv nella serata di ieri. Contattato dall’Adnkronos, il ministro ha confermato nella serata di aver parlato «personalmente» con il colonnello Stefano Pizzotti, comandante della base. «Stanno tutti bene», ha assicurato Crosetto. Anche il capo di stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, si è messo in contatto con la base.

«La base italiana a Erbil è una base all’interno di un comprensorio che comprende altre basi di altri paesi, non sappiamo se l’attacco era diretto contro gli italiani o contro quell’insediamento in generale». Lo ha detto Antonio Tajani sempre a Realpolitik su Rete4. Alle domande sulle conseguenze di un atto ostile di questa portata, il ministro degli Esteri ha precisato che intanto «non si capisce se sia stato un missile iraniano o di milizie filo iraniane», certo è che «sappiamo che quella parte di Kurdistan è sotto attacco, la situazione è pericolosa».

La base

Camp Singara, la base di Erbil, si trova al confine tra Siria, Turchia e Iran: i militari sono impegnati nella missione “Prima Parthica”, con il compito di addestrare le forze curde Peshmerga e contribuire alla stabilità dell’area dopo la sconfitta territoriale dell’Isis. La presenza militare internazionale nella regione risale al 2014, quando le forze della coalizione intervennero per contrastare l’avanzata dello Stato islamico e difendere infrastrutture strategiche come la diga di Mossul. La base di Erbil è considerata un punto simbolico e operativo della presenza occidentale nella regione, anche per la forte presenza militare statunitense.

La premier Meloni

«Continuo a seguire con attenzione quanto accaduto alla nostra base di Erbil, sono in costante contatto con i ministri Tajani e Crosetto per monitorare la situazione. A nome del Governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza ai nostri militari, rimasti illesi a seguito dell’attacco: l’Italia è orgogliosa del coraggio e della professionalità che mettono nel lavorare quotidianamente per la pace e la sicurezza nei molti teatri di crisi». Lo scrive su X la premier Giorgia Meloni.

Il parere del generale Marco Bertolini

«Erbil è nel Kurdistan irakeno, una regione caratterizzata da una forte autonomia mal tollerata da Baghdad. Vari contingenti internazionali, tra i quali il nostro, sono stati schierati nell’area da oltre un decennio essenzialmente per fornire supporto addestrativo ai Peshmerga curdi impegnati contro le milizie dell’Isis. Si tratta di un’area non baricentrica allo scontro in atto, ma nella quale gli americani stanno cercando di sfruttare la componente curda per lanciarla contro l’Iran, trovando grosse difficoltà perché contrastati anche dalle milizie sciite irachene, che supportano l’Iran. Non è detto, alla luce di questo, che il missile che ha colpito la base dove si trovavano anche i nostri militari, non possa essere stato lanciato proprio dalle milizie sciite irachene e non dall'Iran».

Lo dice all’Adnkronos il generale Marco Bertolini, ex comandante del Covi. «Il centro di gravità degli interventi iraniani è infatti nei paesi del Golfo e in Israele, non così a nord. In sostanza non dovrebbe essere un'area particolarmente delicata, almeno allo stato attuale e a confronto con la turbolenta area del Golfo Persico – spiega – anche se un eventuale coinvolgimento dei curdi potrebbe cambiare decisamente la situazione. C’è comunque da osservare che, almeno per ora, i curdi iracheni hanno escluso la loro partecipazione nella guerra contro l’Iran».

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