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Il caso

Scoperto il “giro” delle badanti: documenti falsificati per lavorare. Controlli anche in Toscana

di Manuel Marinelli
Scoperto il “giro” delle badanti: documenti falsificati per lavorare. Controlli anche in Toscana

A Modena la basista accoglieva in casa le connazionali appena arrivate

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Si sono presentate all’Agenzia delle Entrate di Modena come cittadine europee, con carta di identità lituana, riuscendo così ad ottenere il codice fiscale con cui poi hanno iniziato a lavorare come badanti, ottenuto finanziamenti e anche la disoccupazione quando non lavoravano. Ma era tutto un bluff: in realtà erano tutte cittadine georgiane con documenti contraffatti.

Così sono state arrestate dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Modena 13 badanti che lavoravano in tutta Italia, poi rimesse in libertà. Ma il “giro” era ben più ampio: in tutto sono state perquisite 44 persone, tutte donne tranne un uomo, di età compresa tra i 38 e i 66 anni. Di cui due a Firenze. Tutti avevano usato il medesimo escamotage e 38 ce l’avevano fatta. Tra di loro c’era anche una basista: sempre georgiana, 53 anni, residente nel centro di Modena. Faceva lei da riferimento alle compaesane appena arrivate.

Il campanello d’allarme lo aveva suonato l’Agenzia delle Entrate già nel 2024: quel flusso di cittadini lituani era decisamente troppo alto.

«Effettuando alcuni accertamenti presso l’ambasciata lituana si era capito che non erano in realtà cittadini lituani e quindi l’Agenzia delle Entrate ci ha fatto una segnalazione – spiega il tenente colonnello Gianluigi Marmora, comandate del Reparto Operativo dei carabinieri –. Con il nucleo investigativo abbiamo sviluppato, sotto il coordinamento della Procura di Modena, tutta l’attività investigativa. Da qui si è capito che i 45 indagati di oggi in realtà erano dei cittadini georgiani che per entrare nei territori della Comunità Europea avevano documenti falsi lituani con cui si erano appunto presentati all’Agenzia delle Entrate». Così facendo «avevano regolarizzato così la loro posizione fiscale e questo ovviamente permetteva loro una serie di vantaggi tra cui appunto poter lavorare come badanti presso abitazioni di anziani sia della provincia ma anche fuori provincia, tant’è che alcuni decreti di perquisizione riguardavano anche altre regioni come la Toscana, il Veneto e la Lombardia. Ma non solo: permetteva loro di accedere agli ammortizzatori sociali e anche a richiedere dei prestiti bancari che poi non estinguevano. C’era una georgiana nel modenese che metteva a disposizione la propria abitazione per accogliere le sue connazionali appena giunte qui in Italia» aggiunge Marmora.

Ora i carabinieri stanno indagando per capire chi abbia procurato quei documenti. Secondo le prime indagini pare che le indagate se li siano procurati direttamente nel Paese di partenza. L’attenzione è massima: «Lo stesso metodo si potrebbe utilizzare anche per l’ingresso nel territorio italiano di altri soggetti dediti ad altro tipo di reati» conclude il comandante.

In 44 sono indagati per i reati di ingresso e soggiorno irregolare nel territorio nazionale, possesso di documenti di identificazione falsi validi per l’espatrio e falsità materiale. Alla basista 53enne è contestato il reato di favoreggiamento della permanenza di stranieri irregolari.


 

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