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Prato, Confindustria scende in campo in difesa del cardato riciclato

di Redazione Prato

	La Luilor di Montemurlo ha aderito all’associazione Cardato Riciclato Pratese. Qui i vertici dell'azienda
La Luilor di Montemurlo ha aderito all’associazione Cardato Riciclato Pratese. Qui i vertici dell'azienda

Levata di scudi contro le norme in discussione a Bruxelles che potrebbero affossare molte sfilacciature

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PRATO. Confindustria scende in campo in difesa del cardato riciclato pratese, il prodotto più caratteristico del distretto ma secondo gli industriali non abbastanza tutelato in Europa.

«Si fa molta fatica a far comprendere davvero, al di là degli apprezzamenti generici, il valore ambientale del cardato riciclato – osserva Francesco Marini, presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord – Il legislatore europeo tende a omologare le norme fra settori, ignorando le specificità del tessile; a questo si aggiunge la peculiare organizzazione del distretto pratese, con la sua filiera complessa e iperspecializzata. È emblematico il caso già noto del dibattito sull’End of Waste, la normativa che determina quando un materiale cessa di essere rifiuto per acquisire lo status di materia prima secondaria: andando a guardare la realtà operativa della filiera pratese, non ci sono dubbi che i materiali che arrivano alle sfilacciature, già selezionati e oggetto di primi trattamenti di condizionatura, siano a quel punto ormai pienamente reimmessi nel ciclo produttivo. Ma, secondo un orientamento piuttosto comune presso il legislatore europeo ed esteso al tessile a partire da altri settori, finché la materia non è tornata allo stato di fibra continua a essere un rifiuto. In questa impostazione le sfilacciature non sarebbero il primo passaggio per rigenerare le fibre, come in effetti sono, ma gestori di rifiuti, con tutti gli adempimenti conseguenti. Se finisse così, significherebbe infliggere un colpo pesantissimo alla filiera del cardato rigenerato, con tutte le conseguenze economiche e occupazionali del caso. E questo è solo un esempio degli abbagli che, assieme ad altre associazioni e col supporto delle istituzioni locali, cerchiamo di combattere».

Gli industriali vorrebbero far capire all’Europa quanto conti il cardato rigenerato per Prato, ma si sono accorti che non ci sono stime ufficiali sulle quantità, e così hanno fatto due conti.

«Il nostro Centro studi, applicando criteri attendibili, stima in 70.000 tonnellate annue la massa di prodotti in lana e misto lana contenenti materie prime riciclate – spiega Marini – Un volume, questo, che corrisponde a 1,75 miliardi di euro di fatturato e a un numero di addetti stimabili in 8.350. Parliamo solo di filati e tessuti destinati all'abbigliamento, ma esiste poi un altro importante comparto, quello dei prodotti tessili speciali come i feltri, che a sua volta assorbe una quantità significativa di queste fibre. Prato del resto è davvero il polo nazionale e mondiale del cardato riciclato: dalle stesse stime del nostro Centro studi emerge che il distretto rappresenta in Italia, in volumi, l'84% dei tessuti cardati riciclati di lana o peli fini e quote importanti anche nei filati con la stessa composizione».

Per dare un ordine approssimativo di grandezza, fissando in 500 grammi il peso medio di un capo di lana cardata riciclata (solitamente impiegata in capi che vanno dal maglioncino al cappotto), le 70.000 tonnellate si traducono in 140 milioni di capi.

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