Livorno, il marciapiede sul viale Italia è una foresta: l’erbaccia la taglia un cittadino
Il gesto simbolico di Davide Schiatti: «Era un intervento necessario. Mi sono armato di cesoie e guanti, poi ho portato i sacchi con gli sfalci sotto al Comune»
LIVORNO. «Siamo stanchi di tutto questo degrado. Dopo aver segnalato e aver aspettato per dieci giorni, sono intervenuto». È da queste parole che nasce la decisione di Davide Schiatti, 55 anni, emiliano di origine e livornese adottivo dal 2004, di rimboccarsi le maniche e intervenire personalmente per ripulire il tratto di pista ciclabile dell’Accademia.
Un gesto individuale ma che arriva da una questione tutt’altro che isolata: la manutenzione del verde. Un punto spinoso per la città già da anni, che sta suscitando un crescente malcontento tra i livornesi.
Il lungomare di viale Italia è uno dei tratti più frequentati, soprattutto da runner, ciclisti e famiglie. È il simbolo di Livorno, non risparmiato, neanch’esso dall’incuria di cui spesso il Tirreno ha scritto. Anche Schiatti, sentendosi cittadino livornese da circa 20 anni, ha voluto dare il suo contributo riguardo una situazione che reputa «sempre più difficile da ignorare».
Rovi pungenti, erbacce, rami sporgenti e alberi che invadono il passaggio. Non solo una questione di estetica ma di fruibilità. «Ho portato i sacchi della spazzatura, le cesoie e i guanti, per tagliare tutti quei rami pericolosi con le spine. Ci passano anche i bambini», racconta.
Dopo aver segnalato il problema più volte e aver atteso una risposta che non è mai arrivata, ha deciso di agire. «Il lavoro è enorme, il mio è soltanto un gesto simbolico per sollecitare una situazione che ha bisogno di essere più visibile», spiega.
Sono tante le lamentele che ha ascoltato nel tempo da parte dei frequentatori della zona e che si possono riscontrare anche in altre parti della città.
«Questo non è stato il primo – aggiunge – ero già intervenuto sulla zona che va dal porto a piazza Cavour. Essendo tutta cementata, era impossibile non vedere le erbacce e gli alberi da togliere».
Anche se il vero gesto «simbolico» è stato soltanto uno, quello della ciclabile.
«Ho lasciato il materiale raccolto davanti al Comune – afferma –. Spero che li abbiano smaltiti. Ho lasciato anche un foglio attaccato con scritto “manutenzione verde”, così da specificare di cosa si trattasse».
Un gesto che riassume una stanchezza collettiva. «So bene che ci sono persone che fanno questo di lavoro e non è mai stata mia intenzione quella di intralciarli – chiarisce – però da cittadino sentivo il bisogno di sollecitare questa cosa».
E da questo, sorge la domanda spontanea: per quanto tempo bisognerà aspettare, ancora, prima di vedere il decoro sul lungomare? «Le segnalazioni – racconta ancora – sono state fatte. Ho atteso per molti giorni. E quando nessuno è intervenuto, ho deciso di mantenere fede a quanto avevo già annunciato: se non fosse cambiato nulla, l’avrei fatto personalmente. «So di non essere un esperto del verde», ammette, consapevole che la manutenzione del suolo pubblico richiede competenze professionali. Ma il punto è un altro: il senso civico e la responsabilità di chi vive quotidianamente gli spazi della propria città.
Per questo il suo gesto non vuole essere presentato come «la soluzione al problema», come sostiene, ma come un campanello d’allarme. Un modo per accendere i riflettori su una circostanza su cui «bisogna intervenire. Era una cosa che – conclude Schiatti – mi risuonava e l’ho fatto». Chissà che altri non lo seguano...
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